Dal primo luglio è entrato in vigore l’obbligo di scontrino elettronico per tutte le attività che fatturano più di 400.000 euro all’anno.

Per tutti gli altri l’obbligo scatterà il primo gennaio 2020.

Siccome, però, l’Agenzia delle Entrate ha previsto una moratoria iniziale sulle sanzioni, sono stati segnalati 3 modi alternativi di comunicare i corrispettivi in attesa di adeguamento al sistema puramente elettronico:

  • Un servizio online messo a disposizione nel portale Fatture e corrispettivi dell’Agenzia delle entrate, attraverso cui inserire direttamente i dati;
  • Un web service nello stesso spazio online in cui fare l’upload di un file complessivo per i dati di un giorno di lavoro o con i dati di tutte le giornate singolarmente;
  • La trasmissione tramite SFTP o HTTPS.

Sono 3 modi consentiti e temporanei, che implicano peraltro una gestione dei dati che va dunque spiegata e precisata.

L’Agenzia delle entrate spiega anche che vengono messi a disposizione dei soggetti passivi per consentire loro di predisporre la dichiarazione dei redditi, i seguenti dati:

  • La partita IVA
  • La data dei corrispettivi
  • Il loro importo

Al fine di chiarire il rapporto tra scontrino elettronico e trattamento dei dati, l’Agenzia delle entrate precisa anche che i dati vengono gestiti secondo i principi del GDPR, in particolare citando l’articolo 5 del regolamento europeo e sottolineando che il trattamento è riservato solo in operazioni tracciate da parte di soggetti incaricati di svolgere verifiche.

Viene anche garantita la sicurezza in materia di protezione dei dati, nonché la loro inalterabilità garantita dal sigillo elettronico.