Un po’ fuori tema del blog, ma mi sono riproposto di scrivere in generale degli argomenti che mi interessano (e ovviamente abbastanza attinenti) ogni volta che faccio un approfondimento per me stesso. Boris Johnson insiste per un modello stile Canada per l’UK post Brexit. Mi sono quindi chiesto “perché no?” e ho cercato di fare qualche approfondimento.

Il CETA come modello per l’accordo del Brexit

Alcuni osservatori autorevoli come Mario Angiolillo avevano già indicato l’accordo canadese come l’uovo di Colombo.

Il Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA) abolisce i Dazi doganali su oltre il 90 per cento dei beni scambiati. Ci sono sostanzialmente tre meccanismi di tutela:

  • un sistema di reciproco riconoscimento dei certificati di qualità
  • definizione di numerosi prodotti di indicazione geografica (che vieta di chiamare parmigiano qualsiasi cosa)
  • regola dell’origine (il pollo al cloro degli USA rimane vietato anche se passa dal Canada)

L’accordo non si limita all’abolizione delle tariffe sulle merci, ma include alcuni altri punti fondamentali

  • apertura del mercato di molti servizi inclusi i servizi finanziari
  • il reciproco riconoscimento delle qualificazioni professionali (che protegge e aiuta le professioni riconosciute come contabile o avvocato, ma non è un libero flusso di persone senza specifiche qualifiche come ad esempio un giornalista o un blogger)
  • la partecipazione alle gare di appalto pubbliche

Inoltre si propone di istituire un nuovo sistema di tutela di investimenti (ICS: Investment Court System)  che sostituirebbe il meccanismo di risoluzione delle controversie tra Stato e investitori (ISDS: Investor to State Dispute Settlement).

Questi punti sono spiegati bene in dettaglio nel post di Mario Angiolillo.

Quali sono le critiche al modello CETA per il Regno Unito

Per l’UK sembra ci siano alcuni vantaggi sostanziali:

  • nessun contributo al budget UE
  • non c’è la supremazia dei Tribunali Europei
  • non c’è un libero movimento di lavoratori

Ci sono però alcuni problemi a questo, soprattutto dal punto di vista dell’Unione Europea. Ovviamente l’attuale movimento di servizi e persone è molto più intrecciato tra Regno Unito e UE e le complicazioni di una risoluzione sono ovviamente maggiori.

  • Il Regno Unito ha già indicato che si vuole discostare in diversi punti da alcune regole europee (come le regole sugli orari di lavoro) e questo è anche uno degli argomenti per il Brexit. L’Unione Europea richiede però un cosi detto Level Playing Field, ovvero regole uniformi per non perdere competitività per regole diverse (su lavoro e ambiente soprattutto).
  • Gli attuali accordi in vari settori da fare sono molti e potenzialmente complessi. Un sistema di risoluzione dei contenziosi di tipo ICS non è efficiente con i volumi di scambi. L’Europa insiste per la prevalenza della Corte di Bruxelles (cosa che l’UK vede come il fumo negli occhi).
  • Il problema della pesca e dell’accesso alle acque non era sicuramente punto di principale discussione con il Canada per questioni geografiche, ma è significativo nell’attuale situazione.
  • Non ultimo c’è una garanzia immediata sui cittadini che adesso vivono nel Regno Unito o dei cittadini inglesi che vivono in paesi UE.

Per capirci, tra Canada e Europa non c’è garanzia che i prodotti siano dello stesso standard e prodotti seguendo gli stessi principi. Siccome questi non sono moltissimi, si può verificare caso per caso e se non passano le verifiche saranno o vietate per l’importazione (per esempio pollo al cloro dicevano) o verranno elevati dazi. Questo ovviamente vuol dire una burocrazia ulteriore e non è tecnicamente fattibile tra UK e UE. La UE insiste quindi per il punto Level Playing Field che garantisce all’origine che i prodotti e i servizi siano conformi.

Simile discorso per la risoluzione delle distpute (anche collegate al punto di sopra). Senza un sistema chiaro e lineare gli scambi di beni e servizi saranno compromessi. La prevalenza della Corte di Bruxelles può sembrare arrogante ma è a mio parere l’unica soluzione a breve proponibile all’UK se vogliono partecipare liberamente al più grande mercato del mondo.

Gli ultimi due punti sono probabilmente più facilmente risolvibili anche se il tempo comincia a scarseggiare, considerando che si parla del 31.12 ma l’accordo dovrà essere pronto al massimo a inizio dicembre per le ratifiche. Se poi vi ricordate quanto ci è voluto per ratificare il CETA, non si può essere molto ottimisti.