Non si può non comunicare: è un vecchio adagio dei pubblicitari anglosassoni, e vale ancora oggi, soprattutto nel mondo delle microimprese.

Non si può non comunicare, in quanto – in ogni caso – ciò che siamo “esce” e si palesa. Nel bene e nel male.

E allora: conviene lavorare affinchè le nostre strategie di comunicazione siano coerenti e ben congegnate.

Uno dei punti dibattuti del marketing delle microimprese è l’eccessiva focalizzazione sul prodotto. Vendiamo prodotti, è risaputo. Ma vendiamo anche servizi. Vendiamo noi stessi, il nostro bagaglio di esperienze, il background, il profilo delle nostre aziende, la consulenza.

Quindi benissimo spingere i prodotti, ma attenzione a considerare anche un tipo di comunicazione che vorremmo definire “corporate”, attenta a ciò che c’è dietro un annuncio ben fatto ed una cravatta.

Il problema della focalizzazione sul prodotto emerge ancor più se pensiamo ai nostri clienti: a loro dobbiamo parlare, per raccontare il nostro percorso di imprenditori ed esperti.

Per comunicare chi siamo servono giocoforza strumenti.

A partire dal digitale, vero tool democratico, in un senso e nell’altro: nel senso che, usato bene, ha il potere di portarci vantaggi, anche a breve termine. Usato in modo poco coerente ci fa scomparire.

Digitale vuol dire anche e soprattutto contenuti. La sfida si gioca infatti sulla presenza di storie capaci di interessare i clienti finali, storie che possono anche riguardare allora (in questo caso) i singoli immobili.

Ogni prodotto comunica qualcosa di per sé. .

Diamogli dignità, non banalizziamolo.

Raccontiamo la realtà dei fatti, presentando i nostri prodotti nella luce migliore possibile.