Per negozio di vicinato (cfr: Wikipedia) si intende un punto vendita al dettaglio con superficie di vendita (alla quale ha accesso la clientela) non superiore ai 150 m² o 250 m², nei comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti.

Stiamo parlando dei tradizionali negozi di quartiere, in particolare nel settore alimentare ma non solo.

Esercizi tipicamente dotati di dimensioni contenute che, in molti caso, hanno sofferto o soffrono problemi di natura economica.

I conduttori di questi negozi sono in larga misura persone adulte e anziane, che spesso presidiano paesini dell’entroterra, ma non possiamo generalizzare: anche nei centri storici delle città più sviluppate è possibile trovare esercizi di questo tipo.

Peraltro sono sempre più gli stranieri ad investire in attività di questo tipo?

E’ vero, dunque, che questi negozi non hanno futuro?

E’ vero che siamo destinati a frequentare sempre più super o ipermercati, perdendo questa fetta importante e in qualche modo storica del commercio italiano?

La “battaglia” si gioca su più fronti.

In primis, partendo dalla qualità.

Il negozio di vicinato ha una connessione forte con il territorio, potendo puntare quindi su prodotti a kilometro zero, molto freschi, scelti, certamente bio-oriented nel caso degli alimentari.

Per avere successo occorre quindi focalizzare il proprio mix di prodotti, “abituando” la clientela ad un’offerta diversa rispetto ai supermarket tradizionali.

Forse non si potranno gustare le albicocche in inverno ma certamente vi sarà la possibilità di trovare frutti e ortaggi, ad esempio, tipici di ogni stagione dell’anno. E’ la differenziazione, quindi, il primo step per il negozio di vicinato.

C’è poi il livello di servizio.

Che è ottimo nei supermarket ma non “personalizzato”.

Il negozio di vicinato può davvero calibrare la sua attenzione sul singolo cliente, servendolo al meglio e facendolo sentire importante e coccolato.

Sono logiche diverse ma non in contraddizione tra loro. Soprattutto se i prezzi non sono molto diversi. Nulla paga come la possibilità di interloquire con un macellaio, salumiere o panettiere de visu.

Ricevendo consigli, spunti, informazioni.

C’è anche il marketing nelle leve in grado di (ri)lanciare i negozi di vicinato. Non serve essere un esperto o un guru per poter comunicare adeguatamente con il proprio target locale. Strumenti come Facebook e Google offrono, a prezzi ragionevoli (considerando anche il supporto di un consulente), la possibilità di creare una base di “follower” interessati alle nostre novità.

E, last but not least, c’è la gestione della parte economica.

Servono, anche qui, strumenti semplici, poco costosi ed automatizzati.

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