Internet è divenuto uno strumento sempre più importante e pervasivo nelle nostre vite, ed è stato utilizzato anche per fare promozione e marketing in ambito microimprese: “mettiamoci la faccia” è il consiglio/invito che vogliamo dispensare da questo pezzo.

Da qualche anno sono cambiati i paradigmi che regolano il web, e siamo passati – per usare un termine anche troppo “inflazionato” – al cosiddetto web 2.0. Vediamo se questo nuovo modo di concepire la Grande Rete ci può aiutare a migliorare il nostro posizionamento sul mercato.

E’ innegabile: quasi tutti abbiamo un profilo su Facebook. E comunque utilizziamo internet per connetterci con il mondo, interagire con gli altri, vendere un oggetto, prenotare un treno, informarci. Lo strumento è davvero entrato a far parte delle nostre vite: potremmo immaginare un mondo senza internet?

Forse no. Come non possiamo più immaginarci senza il telefono, la televisione, l’automobile. Eppure lo strumento “internet” ha subito un’evoluzione incredibile: fino a qualche anno fa nessuno di noi sognava di poter essere rappresentato con un “avatar” per interagire in mondi virtuali paralleli, o pensava di poter divenire una fonte di informazione “dal basso” attraverso l’apertura di un blog, o addirittura divenire virtualmente (o no) un attore o comunque un protagonista di un evento “entertainment” attraverso la creazione e la pubblicazione di un proprio video (o podcast audio) su internet. Questa è la cosiddetta “cultura della partecipazione“.

E parallelamente alla comparsa della prima “classe creativa” di autori, cineasti, attori, speaker e “giornalisti” dal basso sulla faccia della Terra, ecco che anche i modelli tradizionali di pubblicità e marketing sono andati in crisi a causa dell’erosione dell’audience da parte del canale “on line”: internet fa ormai più contatti e numeri della TV generalista nel cosiddetto “prime time”, ossia nello spazio serale tra le 20 e le 22.30. Sta cambiando la geografia dei media. E il marketing delle microimprese, che non è più ormai un “mito” o un “hype”, non è stato a guardare.

Sperimentando nuovi modi di coinvolgere il cliente. Perchè è dal coinvolgimento che parte questa rivoluzione del cosiddetto 2.0. La conversazione con l’utente, con il cliente – sempre più protagonista – dà il via ad un’infinita varietà di nuove possibilità. Ed ecco nascere i primi “blog corporate”, ossia piattaforme in cui l’azienda decide di adottare un atteggiamento comunicazionale rivolto totalmente all’utente. Aperto. Senza filtri. Senza paura di essere criticato. Perchè dalla critica può nascere un dialogo costruttivo. Perchè gli utenti, la gente comune, i clienti, hanno sempre mosso critiche. E ora, attraverso i blog, è possibile rispondere a tali critiche, precisando, fornendo supporto, rimediando. Si tratta di un’opportunità epocale.

L’opportunità di toglierci, più o meno virtualmente, la cravatta. Scendere in mezzo alla gente, parlare con i clienti. Ascoltare le loro esigenze. Una buona comunicazione parte dall’ascolto. E quale migliore mezzo digitale se non un blog con commenti aperti e una mini-redazione che interagisce in tempo reale fornendo risposte?

Ora, non solo le grandi realtà hanno colto questa opportunità: esistono microimprese che pubblicano regolarmente i propri post ed agevolano la comunicazione con i propri utenti. Imprese, finalmente, dal volto “umano”. Imprese aperte al confronto. Social networking non vuole dire solo blog. Ci sono strumenti come Facebook, che abbiamo nominato prima, utili anche a creare comunità virtuali di “fan” o comunque aggregare persone con un obiettivo o passatempo comune. Ci sono strumenti più veloci e diretti come Twitter, che in poco più di 200 caratteri, ci dà la possibilità di parlare di cosa stiamo facendo. Ora. Interagendo con le nostre comunità, con aggregazioni che noi abbiamo creato. Ci sono piattaforme come YouTube che danno la possibilità di pubblicare video e promuoversi su una base molto ampia di utenti. Ci sono strumenti di condivisione di foto e mille altri formati.

Che aspettate, allora?