La gran parte delle attività in Italia ha dimensioni molto piccole: stiamo parlando delle microimprese, che non sempre riescono a raccogliere e portare avanti le sfide dell’innovazione.

Secondo l’Osservatorio Prolution (giugno 2018), l’86% dei piccoli imprenditori non sta attuando alcuna pianificazione, il 50% non ha idee per migliorare il proprio business, il 28% risulta indeciso.

Molte attività, peraltro, non navigano nell’oro: secondo lo stesso campione statistico di negozianti e conduttori di microimprese l’ultimo anno è stato in calo (46%); per il 25% è stato stabile e solo per il 15% è stato in crescita.

La quasi totalità di loro (73%) ha un obiettivo fondamentale, ossia raggiungere la stabilità economica. Ma quanto si pone la questione di come raggiungerla, il 50% non ha alcuna idea e il 28% farfuglia di voler fare qualcosa “nel digitale”.

Un po’ poco come piano di rilancio.

Solo il 30% delle microimprese ha un piano di marketing o comunque delle idee in proposito.

Per la mancanza di competenze, informazione, consulenti adeguati.

Avere le idee chiare è fondamentale per le grandi aziende, figuriamoci per quelle piccole: il 96% di loro chiude entro 10 anni.

Che fare allora?

Ripartire dalle basi.

Dalla gestione della finanza, per esempio.

Per la gran parte delle microimprese si tratta di un’attività svolta male, nei ritagli di tempo e senza alcuno strumento.

E’ fisiologico che una piccola attività non abbia molti fondi per rivolgersi ad un consulente finanziario o per adottare sistemi di controllo di gestione complessi.

E se invece fosse possibile disporre di un assistente virtuale in grado di svolgere tutti questi compiti? Magari consigliando anche le scelte più intelligenti?

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