Secondo la Camera di Commercio di Mestre i prestiti bancari alle microimprese sono sempre più in calo.

Nel mese di marzo 2019 sarebbero diminuiti del 2.3% rispetto al 2018: un decremento che perdura ormai da 7 anni.

“Dal 2012, come sottolinea la Banca d’Italia nella sua ultima Relazione annuale, il volume dei prestiti alle aziende con meno di 20 addetti è sceso costantemente”, afferma in una nota Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi di Cgia. “Un risultato che solo in parte è riconducibile alla qualità della domanda e al livello di rischiosità di questi soggetti. Anche a parità di rischio, infatti, i tassi di interesse applicati alle imprese minori sono in media superiori di 300 punti base di quelli pretesi alle aziende di grandi dimensioni. Diversamente, si sono pressoché annullate le differenze tra gli interessi richiesti alle micro aziende maggiormente vulnerabili rispetto a quelle affidabili”.

Secondo la Camera di Commercio di Mestre, il comportamento delle banche è frutto di una volontà ben precisa. “Quando una micro impresa si rivolge ad una banca per ottenere un finanziamento, nella stragrande maggioranza dei casi quest’ultimo ha una dimensione economica molto contenuta”, premette Renato Mason, segretario della Cgia. Ma “se in prima battuta sembra una richiesta facilmente solvibile, successivamente si scopre che per redigere l’istruttoria ed erogare il prestito gli istituti di credito devono assumersi dei costi fissi molto elevati”. E sono costi “che riducono al minimo i margini di profitto di questa operazione. Questa è la ragione che ha spinto molte banche, soprattutto di livello nazionale, a chiudere i rubinetti del credito alle micro aziende”. E senza liquidità, sottolinea Mason, “molti artigiani e altrettanti piccoli imprenditori si sono trovati in gravi difficoltà”.

Insomma, per la Cgia “è evidente che una grande azienda può far fronte a questo meccanismo; ma chi non dispone di liquidità, come la stragrande maggioranza delle aziende artigiane del settore edile e dell’installazione degli impianti, rischia di dover rinunciare alla commessa, non potendo sostenere, e anticipare, una buona parte delle spese necessarie per realizzare l’opera”.

Non si è fatta attendere la replicata dell’ABI: Gianfranco Torriero, Vice direttore generale di Abi, segnala che le stesse fonti utilizzate dalla Cgia di Mestre dimostrano che nel corso degli ultimi anni il differenziale tra i tassi applicati alle micro imprese e alle grandi imprese si sono fortemente ridotti (di circa un quarto). Questo è stato determinato dalla presenza di una offerta bancaria pluralista e da banche in forte concorrenza tra loro, in un contesto di tassi di interesse che è storicamente basso anche per le imprese di più piccole dimensioni.

Proprio per migliorare l’accesso al credito, un ruolo importante è stato svolto negli ultimi dieci anni dal Fondo di garanzia che ha garantito erogazioni superiori ai 120 miliardi di euro. L’attività del fondo si è concentrata maggiormente proprio verso le micro e piccole imprese, con una quota di finanziamenti a queste imprese che è passata da poco più del 60% al 73% a fine 2018.