C’è un categoria di microimprese che si contrappone allo strapotere dei centri commerciali: stiamo parlando dei negozi di vicinato.

Negozi specializzati, presenti tipicamente nei centri storici delle città, spesso in aree pedonali, negozi che hanno abbracciato una filosofia commerciale opposta ai grandi supermarket, dedicandosi ad attività specifiche, con prodotti e servizi magari non presidiati dalle grandi superfici.

Questi negozi peraltro funzionano anche come presidio diffuso contro il degrado dei centri: la desertificazione commerciale non è un problema dei soli commercianti, ma di tutti, in quanto contribuisce al degrado delle città che, spesso, sfocia in un aumento di insicurezza e di criminalità.

I negozi di vicinato, dunque, rappresentano un plus importante per la qualità della vita dei cittadini e sono un volano economico fondamentale per i territori, con ricadute importanti per l’attrattività turistica ed i valori immobiliari dei nostri quartieri.

La Nazione di pochi giorni fa racconta una storia esemplare in tal senso, quella di Simone Romolini, 37 anni, che ha trasformato la sua passione per il tartufo in un negozio specializzato, non a caso, in “ghiottonerie” a base del prelibato fungo. Lo scorso 1 ottobre Simone ha aperto a Montemurlo (provincia di Prato) “La salumeria Il Mulino”, che oltre agli affettati e alla panetteria, propone una piccola enoteca e tanti prodotti a base di tartufo.

«Avevo voglia di fare un negozio nuovo che racchiudesse tutte le mie passioni, il tartufo per primo, così ho deciso di spostarmi sulla via Montalese dove certamente ho più visibilità», dice Romolini.

Anche il bar “Ci penso io” delle sorelle Geltrude e Maria Formisano, 38 e 36 anni, è a Montemurlo. Un’attività rilevata a marzo scorso che sta dando molte soddisfazioni: «“Ci penso io” è una vera e propria scommessa. – spiega Geltrude – Sono ragioniera e laureata in marketing, ho due figli, ma ad un certo punto della mia vita sono cambiate tante cose, che mi hanno spinta verso questa decisione. Così con mia sorella, che già aveva esperienza nel settore della ristorazione, ci siamo dette: “Perché non fare qualcosa insieme?”».

Nasce così questa nuova attività: definirla semplicemente bar è riduttivo. «”Ci penso io” è un luogo dove si sta bene, dove si può fare colazione o pranzare (in cucina c’è Tina, la mamma di Geltrude e Maria n.d.r), ma si possono anche acquistare libri o vestiti. Inoltre periodicamente promuoviamo eventi»