La pubblicità è cambiata, anche delle microimprese: vediamo oggi la storia di un’evoluzione necessaria.

La geografia dei media ha subito cambiamenti determinanti negli ultimi 10 anni: l’introduzione massiccia dell’elemento digitale nelle nostre vite ha impresso un andamento diverso e più veloce anche all’ecosistema della comunicazione.

L’audience è ora frammentato, si registra una strisciante crisi dell’attenzione nei fruitori e nei modelli tradizionali di pubblicità.

La centralità spetta ora al contenuto e non al canale attraverso il quale viene veicolato.

Il concetto di “prime time”, dominatore del sistema “mass”, è traslato ora nel “my time”, con la fruizione on demand e personalizzata di contenuti e media.

Tutto questo ha portato ai cosiddetti “contenuti generati dagli utenti”, mettendo in primo piano il cliente-utente ma dando altresì alle aziende la possibilità/capacità di divenire in qualche modo content provider.

E’ la dimensione dei social.

La dimensione della condivisione, quella che i guru chiamano “economia dell’attenzione” (http://www.cmimagazine.it/10806-economia-dellattenzione-e-marketing-le-nuove-sfide/).

La crisi dei modelli tradizionali di pubblicità e dell’attenzione dei consumatori, affogati un rumore bianco di proposte, ha generato due reazioni diverse nelle aziende e nei comunicatori: da una parte c’è chi ha costruito una comunicazione sempre più ricca ed ingente, con l’ausilio di budget milionari. Dall’altra c’è chi ha investito in una comunicazione più leggera ma pervasiva.

Anche il nome stesso “campagna pubblicitaria” sta diventando sempre più obsoleto per evolvere nel concetto di “movimento”.

Movimento sta agli antipodi, anche dal punto di vista ideologico.

Ma vediamo le principali differenze tra campagna e movimento:

  • la durata: la campagna ha chiaramente un momento d’inizio e uno in cui finisce. Il movimento, no, si estende e si espande in modo indefinito e continuo;
  • il mood: diverso è anche l’atteggiamento, la campagna ha in sé il DNA del confronto e quasi dello scontro, mentre il movimento punta sul concetto di proselitismo, evangelizzazione, condivisione;
  • il contenuto emozionale: la campagna ha un contenuto più freddo mentre il movimento punta forte sull’entusiasmo;
  • la strategia: individualista nella campagna, collettiva nel movimento;
  • i canali: la campagna si diffonde attraverso i media tradizionali, il movimento viaggia forte sulle reti digitali e social.

Il mondo delle imprese ha da tempo abbracciato un approccio moderno e innovativo alla comunicazione. Investendo sul digitale e sulle reti.

Stay tuned!