Un pò di tempo fa leggevo un intervento di Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale, su MyMarketing.Net in cui stigmatizzava una certa sonnolenza dei pubblicitari restii ad accogliere le sfide e le esigenze che il “consumatore digitale” ormai manifesta.

Il consumatore digitale, che Michele definisce un alieno ormai atterrato da tempo sul nostro pianeta, non è più un’entità astratta, un concetto libresco, un topos letterario che vive solo nelle slide dei consulenti e degli stakeholder alle conferenze: è vivo, vegeto, dinamico, attivissimo.

Il consumatore digitale siamo anche noi. Pensate a come sono cambiate le nostre attitudini e le abitudini di acquisto negli ultimi 5/10 anni. Pensate al ruolo sempre più formativo/informativo che la Rete incarna e rappresenta. Pensate a come acquistavate anche solo pochi anni fa e a come vi ponete ora di fronte ad un Brand, ad una decisione di acquisto, ad una transazione. Anche in ambito microimprese/negozi qualcosa è cambiato.

Il consumatore digitale è più avvertito, più informato. Meno influenzabile. meno “bovino” e senza paraocchi. Una Marca/Azienda che voglia oggi lanciarsi sul mercato non può più prescindere dall’utilizzo di internet. Che non è – come molti pensano – uno strumento solo informativo.

E’ un modo di essere, di vivere: è un mondo, è un’opportunità, è una piazza, e come ogni piazza ha i suoi frequentatori, i disturbatori, lo Scemo del Villaggio. Anche qui – anche se non si tratta di un paese piccolo – la gente “mormora”, anzi conversa, è nella conversazione la radice e la sostanza che guida il consumatore digitale a rapportarsi con le Marche.

Il mercato globalizzato è sempre più “polverizzato” e scisso in micromercati. The Little Shop Around The Corner. Già Locke, col suo “Gonzo Marketing”, parlava di microcomunità. Di “alleanze” tra individui, di coalizioni spontanee e aggregazioni.

Oggi parliamo di “personal media”, e i flussi di informazioni/contenuti/valori sono sempre più concetrati sul singolo. Il concetto di “mass market” è vetusto, antico, sa di muffa. I contenuti viaggiano sparati secondo logiche molti-a-uno, e uno-a uno. Non ci sono più broadcaster in senso stretto. La “rivoluzione mobile” è anche questo: portare sempre con sè quei contenuti, quei valori, fruirli senza aver bisogno di passare sotto alcuna forca caudina, utilizzando un terminale, un semplice trasduttore. Individualismo e “comunismo” digitali, fusi insieme.

Possiamo fare finta di essere sordi o – con umiltà e preparazione – iniziare ad ascoltare…