La mera ricezione di un documento, che sia fattura o nota di credito, non può generare obbligo astratto di registrazione indipendentemente dalla sua correttezza. E ciò per un duplice ordine di ragioni.

La prima si può ricavare dal dettato dell’articolo 21, DPR 633/1972, che prevede che “Il contribuente deve annotare in un apposito registro le fatture e le bollette doganali relative ai beni e ai servizi acquistati o importati nell’esercizio dell’impresa, arte o professione…”. Quindi l’obbligo non è astratto, ma correlato alla circostanza che il contribuente abbia ricevuto cessioni di beni o prestazioni di servizi.

La seconda ragione si ricava dalla lettura dell’articolo 26 che, in relazione alla registrazione della nota di credito, prevede che “Se un’operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente alla registrazione di cui agli articoli 23 e 24, viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l’ammontare imponibile, … il cedente del bene o prestatore del servizio ha diritto di portare in detrazione ai sensi dell’articolo 19 l’imposta corrispondente alla variazione, registrandola a norma dell’articolo 25.” Mancando l’operazione a monte, che costituirebbe – eventualmente – il presupposto per la emissione della nota di credito, non si è obbligati a registrare neppure la nota di credito.

Ovviamente sarebbe opportuno che tutto ciò constasse da documentazione ufficiale con data certa. Il soggetto cedente/prestatore, che ha emesso i due documenti in maniera errata, è tenuto a neutralizzarli entrambi, con altrettanti documenti aventi la stessa data di quelli errati, altrimenti si potrebbero generare distorsioni nel meccanismo della liquidazione dell’imposta. Infatti costui ha un problema diametralmente opposto al suo, e se non emettesse un documento di rettifica a valere per l’anno 2019 si troverebbe con credito in dichiarazione annuale IVA pericolosamente errato, frutto di operazioni oggettivamente e soggettivamente non esistenti.

(da: Agenda Digitale)