Il dado è tratto: il passaggio da negoziante a consulente del cliente è un processo irreversibile e compiuto in molti casi.

Ma che cosa è accaduto?

Una delle problematiche storiche del mestiere di negoziante è stata la professionalizzazione.

Una pratica nata decenni fa e che si concretizzava nella pura gestione di un “negozio” è diventata qualcosa di molto più strutturato.

L’antica figura del “bottegaio” è definitivamente tramontata insieme al televisore in bianco e nero e al FAX.

Un passo molto importante fatto negli anni, passo non banale, è stato la creazione di un sistema di qualifiche.

Bisogna partire dalle basi, certo, ma poi sviluppare un profilo di conoscenze di livello, dal punto di vista tecnico, economico, burocratico, finanziario.

Per non parlare degli aspetti di marketing e comunicazione.

Senza tacere della psicologia, che aiuta qualsiasi professionista ad interpretare meglio i bisogni del suo cliente.

Il “consulente” è proprio questo: una figura che capisce le esigenze del cliente e lo accompagna nella ricerca e scelta del prodotto, passando dalla conoscenza dello stesso…

Capire i problemi vuol dire porsi nella posizione di risolverli, utilizzando strumenti e conoscenze di elevato profilo.

E’ molto importante, quindi, stabilire un rapporto di fiducia con il cliente, dando le risposte giuste al momento giusto.

Fugando dubbi e fornendo tutte le informazioni richieste.

Lavorando sulla percezione che il cliente ha di noi ma partendo chiaramente dalla sostanza.

Il futuro delle microimprese si gioca sul piano degli strumenti di lavoro.