La tecnologia fa passi da gigante e si inizia ora a parlare di bot anche per le microimprese.

I chat bot, o chatbot, sono programmi (cfr. Wikipedia) che simulano una conversazione tra robot e essere umano.

Fin dai primi sviluppi della scienza informatica, in collaborazione con altre discipline, gli studiosi hanno cercato di riprodurre attraverso l’ausilio di macchine processi cognitivi tipicamente umani.

Nel 1950 Alan Turing pubblicò il suo scritto “Computing Machinery and Intelligence”, in cui propose un criterio in grado di determinare se una macchina è in grado di pensare o meno: tale criterio oggi è definito Test di Turing (https://it.wikipedia.org/wiki/Test_di_Turing). Per soddisfare questo criterio un programma informatico deve fingere di essere un essere umano, in una conversazione in tempo reale, in modo che l’interlocutore non sia in grado di distinguere, basandosi solo sul contenuto della conversazione, se sta conversando con un programma o con un essere umano.

I bot applicati al mondo delle microimprese potrebbero risultare utili nel supporto gestionale ai contatti e ai rapporti con i clienti.

Questo non vuol dire che il fattore umano verrà annullato ma che l’intelligenza artificiale sarebbe in grado di migliorare l’interazione con i potenziali clienti.

In primis, un bot sarebbe in grado di rispondere in tempo reale alle richieste. Sovente gli imprenditori, presi dal lavoro quotidiano, non riescono a dedicare il tempo necessario a gestire tutte le richieste in entrata.

Il bot risponderebbe quindi in prima istanza fornendo alcune informazioni di base in grado di attivare un dialogo fruttifero con il cliente.

La velocità nella risposta è un driver di marketing non indifferente: si calcola che mediamente un imprenditore riesce a rispondere in 5 ore a richieste che vengono dal web.

Il bot invece, adeguatamente programmato, può interagire subito, mantenendo il cliente e facendo in modo che non venga “perso in partenza”.

Chi vuole comprare sul web ha bisogno di considerazione. Il bot ha caratteristiche che lo rendono in grado di soddisfare alcune richieste senza far fuggire il cliente.

Qualora non si abbia intenzione di utilizzare i bot per l’interazione con i clienti, è possibile comunque programmarli per svolgere altre funzioni “basiche”, come ad esempio gestire in modo intelligente dei database, fare ricerche online, compilare liste, realizzare matching tra domande e offerte.

Per non parlare degli Alert ai potenziali clienti.

Sarà importante analizzare frequentemente gli analytics dei bot per capire dove si inceppano, quali i colli di bottiglia e i gap comunicazionali.

La personalizzazione è un’altra direttrice su cui andare. Quanto più un bot è in grado di conoscere e riconoscere le preferenze dell’utente, tanto più sarà “performante”.

In particolare, dovrà gestire al meglio i “repeat user”, un po’ come quando al bar ci viene chiesto “…il solito?”, sapendo già cosa avremmo ordinato.

Altro elemento è quello di mantenere una singola personalità per il bot. Deve essere caratterizzata, anche nel tono della voce e nel linguaggio. Guai ad avere bot multipersonalità: distraggono e allontanano l’utente.